ROMA, ARCHITETTURA E STORIA DELLA CITTA' _ ROME, ARCHITECTURE AND URBAN DESIGN / The urban history of Rome _ Valter Vannelli / Pubblicazioni e Ricerche _ 1 gennaio 2009
Fontana della Sapienza, Vannelli, 1954

  ROMA, architettura e storia della cittˆ
     ROME, ARCHITECTURE AND URBAN DESIGN / The urban history of Rome


    Valter Vannelli / 2 _ ricerche e pubblicazioni
      La psiche ha la capacitˆ di immaginare oltre i limiti di tempo e di spazio, l'architettura ne  un riflesso nella storia.

      ed. 1 gennaio 2009   


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Storia / Documenti
da: V. Vannelli, ECONOMIA DELL'ARCHITETTURA
IN ROMA FASCISTA, 1981:

Ruolo del Concordato del 1929 nel disegno urbano e nelle leggi raziali
_ Gli altri culti esistenti non sono tollerati conformemente alle leggi; genesi di una determinazione raziale

Lettera del Rabbino Capo della Comunità israelitica di Roma a S.E. B. Mussolini, Capo del Governo, del 7 aprile 1931, IX
_ sulla soppressione della cupola della nuova Sinagoga di Roma

Lettera di Carlo Sforza a Vittorio Emanuele, 1942
_ frontespizio del carteggio
_ e nota informativa del 10.XI.1942, XXI° _ (7 fogli, dal 079643 al 079649, Archivio Centrale dello Stato, ACS, Segr.Part. Duce, Cart.Ris., b.99, N.X/R s.f. Sforza Carlo)

Relazione del Governatore al Capo del Governo, sul bombardamento di Roma
19 luglio 1943

ACS, SPD, CO, b.65, f. 500.19/IV, 1942 - 43.


Da altre fonti:

- sul Concordato:
Piero Calamandrei, "Art. 7: Storia quasi segreta di una discussione e di un voto", 1947

- su Casa Savoia e l'Italia: Filippo Mazzonis, "La Monarchia e il Risorgimento", il Mulino, Bologna 2003

- su Chiesa e Stato:
Andrea Riccardi, "Pio XII e Alcide De Gasperi, Una storia segreta", Laterza, Roma-Bari 2003



Sul 1943 - 1945, recenti

- Giampaolo Pansa, "Il sangue dei vinti", Sperling $ Kupfer 2003
- idem, "La notte dei fuochi", Sperling $ Kupfer 2004
- Gianni Oliva, "Le tre italie del 1943", Mondadori 2004
- Raffaello Uboldi, "25 aprile1945", Mondadori 2004
- Guido Knopp, "Tedeschi in fuga", Corbaccio 2004


















Ovunque l'eros vada, li accade qualcosa.
Ovunque la psiche viva, l'eros sarà inevitabilmente costellato


(James Hillman)


Didattica e ricerca

Professore dell'Universitˆ degli Studi La Sapienza di Roma, dal 1972 al 2000 insegna Progettazione nella Facoltà di Architettura / Dipartimento di Storia, Restauro e Conservazione dei beni architettonici. Ricerca e didattica sono fondate sulla conoscenza della storia urbana come metodo per progettare la città. Dagli anni ' 70 si dedica alla documentazione, lettura ed analisi dei rapporti tra la cittˆ dei papi e Roma contemporanea.
segue in "Curriculum"


Libri

Libri e saggi su Roma ed altri argomenti di architettura sono reperibili in biblioteche centrali, archivi di stato, accademie, fondazioni culturali, facoltˆ e dipartimenti di discipline diverse (la Bibliotheque Nationale de France, l'Apostolica Vaticana, la Bibliotheque Inter Universitarie la Sorbonne, le universitarie dell'Alessandrina, di Oxford, Harvard, British Columbia, California, Yale, Montreal, Basilea, Barcellona, Berlin, Heidelberg, Zurich, Milano, Venezia, il Servizio Bibliotecario Nazionale / ICCU, la Biblioteca del Congresso di Washington, l'Hertziana Max-Planck-Institut fur Kunstgeschischte, le biblioteche del Senato e della Camera dei Deputati ... ), i cui cataloghi - alle voci: Roma / architettura, urbanistica, storia moderna e contemporanea, archeologia e storia dell'arte, economia, sociologia, geografia urbana ... - sono accessibili anche con Internet.
OPAC_SBN 2008 / indice sintetico
OPAC_SBN 2008 / indice analitico


L'ARCHITETTURA DEL FERRO: LA FRANCIA, 1830-1889
in AAVV, "idem, 1715-1914", Bulzoni, Roma 1973 _ dati, cataloghi

ECONOMIA DELL'ARCHITETTURA IN ROMA LIBERALE
Il centro urbano , Edizioni Kappa, Roma 1979 _ dati, cataloghi, indice del libro, indici dei nomi

ECONOMIA DELL'ARCHITETTURA IN ROMA FASCISTA
Il centro urbano , Edizioni Kappa, Roma 1981 _ dati ...

ROMA, ARCHITETTURA_La città tra memoria e progetto
Il centro urbano , Edizioni Kappa, Roma 1998 _ dati ...

ROMA, ARCHITETTURA_Da città dei papi a capitale d'Italia
Il centro urbano , Edizioni Kappa, Roma 2001 _ dati ...

ARCHITETTURA E PSICHE
Introspezione sulle immagini permanenti e sui caratteri fondamentali del progetto
Edizioni Kappa, Roma 2008 _ dati ...


   Saggi _ su Roma

RIFERIMENTI SISTINI NELL'IMPIANTO URBANO DI ROMA CAPITALE
- in Atti del Convegno Sisto V e Roma Capitale promosso dall'Istituto Nazionale di Studi Romani, Roma 1987; in L'architettura, cronache e storia, fs. 022 , n.8/9, agosto settembre 1988, pp.616-629.

LA SISTEMAZIONE DEI BORGHI A FINE '800. Alcune premesse su via della Conciliazione
- in Studi Romani, Anno XXXVIII, nn.3-4, Roma 1990, pp.360-376, con 8 tavv.f.t.

ISOLAMENTO DEL CAMPIDOGLIO, preesistenze e trasformazioni degli anni Trenta
- in L'Architettura delle trasformazioni urbane, (1890-1940), Atti del XXIV Congresso di Storia dell'Architettura, Roma 10-12 gennaio 1991. Centro di Studi per la Storia dell'Architettura, Roma, pp.295-304 e pp.431-436.

LA CITTA', TRA MEMORIA E PROGETTO
Relazione svolta al Convegno promosso dal Comune di Roma, Assessorati della Cultura e del Centro storico, su Spazio pubblico: memoria, funzione, progetto - dalla mostra ai programmi, Roma, Palazzo delle Esposizioni, 27/28 novembre 1991.
- in Roma, Architettura. La città tra memoria e progetto, Roma 1998.

S.CARLO AI CATINARI: CHIESA E CUPOLA IN UN ORGANISMO CENTRALE CON ASSI DIFFERENZIATI
- in Saggi in onore di Renato Bonelli. / Quaderni dell'Istituto di Storia dell'architettura, Dipartimento di Storia dell'architettura, Restauro e Conservazione dei beni architettonici. Nuova Serie, fasc.15-20, (1990-92). Multigrafica Editrice, Roma 1992, pp. 717-728.

RAPPORTI TRA CITTA' PAPALE E CITTA' CAPITALE: S.Carlo ai Catinari
- in Studi Romani, Anno XLI, nn.1-2, Roma 1993, pp.61-74, con 8 tavv. f.t.

L'ESEDRA DI TERMINI, UN PROGETTO PER LA CITTA'
- in Quaderni dell'Istituto di Storia dell'Architettura, Dipartimento di Storia dell'architettura, Restauro e Conservazione dei beni architettonici, Nuova Serie, fas c.21, 1993, Bonsignori Editore, Roma 1994, pp.63-74.

LE CASE DEI MERCATI TRAIANEI, tra piazza del Foro, via Alessandrina e via di Campo Carleo: alcune premesse su via dei Fori Imperiali
- in Quaderni dei Monumenti Comunali, Gli anni del Governatorato, 1926-1944, Edizioni Kappa, Roma 1995, pp.25-38.

LA SPINA DEI BORGHI DOPO L'UNITA, Dibattiti, progetti e Questione Romana
Saggio letto al Convegno Internazionale di Studi su L'Architettura della Basilica di S. Pietro: Storia e Costruzione, Roma 7-10 novembre 1995,
- in Saggi in onore di Giuseppe Zander, Quaderni dell'Istituto di Storia dell'architettura, Dipartimento di Storia della architettura, Restauro e Conservazione dei beni architettonici '94 , Nuova Serie, fasc.25-30, 1995-97). Bonsignori Editore, Roma 1997, pp.425-434.

ROMA, CARATTERI FONDATIVI DELLA CITTA' DEI PAPI ALLA VIGILIA DELL'UNITA'
( Il Tevere, il Tridente ed il tessuto di Campo Marzio )
Saggio letto al Convegno Internazionale di Studi promosso dal Dipartimento di Storia dell'architettura dell'Università degli Studi di Roma "La Sapienza", Museo di Castel S. Angelo, Sala Paolina, 24 - 27 novembre 1999,
- in Quaderni dell'Istituto di Storia dell'architettura, Dipartimento di Storia dell'architettura, Restauro e Conservazione dei beni architettonici. Nuova Serie, fasc. 34-39, (1999-2002). Bonsignori Editore, Roma 2002, pp. 541-550.

LA GRANDE ROMA, dibattiti, progetti, protagonisti dell'architettura: Marcello Piacentini
Saggio letto per le Giornate di Studio: L'architettura nelle città italiane dagli anni Venti agli anni Ottanta del XX secolo. Ricerche, analisi, storiografia, promosse dal Dipartimento di Storia dell'architettura, Restauro e Conservazione dei beni architettonici dell'Università degli Studi di Roma "La Sapienza" e dall'Accademia Nazionale di San Luca, Roma, 21 - 24 febbraio 2001.
- in L'architettura nelle città italiane del XX secolo. Dagli anni Venti agli anni Ottanta - Saggi di Architettura. Sezione Architettura e Storia, Jaca Book, Roma, dicembre 2003, pp. 162 - 174.
Le prime pagine del saggio in: LA GRANDE ROMA / Marcello Piacentini


Le ricerche sull'Economia dell'Architettura in Roma liberale (1979) e sull'Economia dell'Architettura in Roma fascista (1981), citate in testi e bibliografie, hanno avuto come seguito diversi saggi presentati dagli anni ' 80 in Congressi e Convegni di studi sulla storia dell'architettura. Alcuni di questi saggi, reintegrati dei testi originali, sono raccolti con altri inediti nei volumi:

ROMA, ARCHITETTURA_La città tra memoria e progetto      Ed. Kappa Roma 1998
ROMA, ARCHITETTURA_Da città dei papi a capitale d'Italia  Ed. Kappa Roma 2001


Citazioni, da   Google Ricerca Libri:

Roma nel novecento: da Giolitti alla Repubblica - Pagina 594
di Giuseppe Talamo, Gaetano Bonetta, Istituto Nazionale di Studi Romani - 1987 - 604 pagine
... 573 Valle Cesare, 562 Valli Giannetto, 189, 191 Vannelli Valter, 577 Vanni
Giovanni Antonio, 119, 133, 151, 174 Vannoni Gianni, 573 Vannutelli Cesare, ...
Visualizzazione frammento - Informazioni su questo libro


The architecture of modern Italy: 2 Vol. Set - Pagina 273
di Terry Kirk
... Henry, and Linda Nochlin, cdi., Ant and Architecture in the Service of
Politics (MIT Press, Cambridge MA): 128—49. 1979
Vannelli,Valter, Economia dell' ...
Anteprima limitata
- Indice - Informazioni su questo libro


Planning Europe's Capital Cities: aspects of nineteenth-century urban development - Pagina 385
di Thomas Hall - Political Science - 1997 - 398 pagine
Vannelli. Valter (1979) Economia deu'architettura in Roma liberate, II centra
urbano. Roma: Kappa. Verniers. Louis (1958) Bruxelles et son agglomera-tion de ...
Anteprima limitata
- Indice - Informazioni su questo libro


St. Peter's in the Vatican - Pagina 303
di William Tronzo - 2005 - 336 pagine
(Rome: Laterza, 1981), 65 ; Valter Vannelli, Economia dell'architettura in Roma
fascista: II centro urbano (Rome: Edizioni Kappa, 1981), 341; and Reinhold ...
Anteprima limitata
- Indice - Informazioni su questo libro



Prof. Valter Vannelli, Corso di Progettazione architettonica III°_ Tridente di Campo Marzio, morfologia _ lettura di Marco Bisulchi, 1985
Prof. V.Vannelli, Corso di Progett. architettonica 3°_ Morfologia urbana
Tridente, Campo Marzio e genesi di Prati _ dis. di
Marco Bisulchi, 1985
    Prof. Valter Vannelli, Laboratorio per tesi di laurea _ Via Giulia, progetto di Francesca Caroli, 2001, studio
Prof. V V, laboratorio di laurea, 2001
Via Giulia, tesi di
Francesca Caroli

Altri libri


PAROLE E IMMAGINI d'ieri ed oggi  ricordi, versi e disegni _ Ed. Kappa Roma 2002

immagine Roma / disegni dal vero


La parola

Voce dell'anima è la parola
che come lama ferisce
illumina nel buio
lo spirito solleva.


Ave

D'ogni alito di vento
d'ogni goccia che scorre
d'ogni foglia che spunta
d'ogni essere che nasce
sotto il sole che sorge
sopra i sapori della terra
prima d'ogni tempo
è fatto il suono del mondo.


E vola

Nell'attesa, il silenzio urla
più d'una voce rappresa
che al colmo della chiusa
si schiuda a cascata.
Più della distanza,
il tempo allontana ogni cosa.
Più del tempo,
il silenzio che dura senza fine.
Giovane donna, amica,
abbi cura di te, e vola.
segue in "Antologia"


ARCHITETTURA E PSICHE _ Introspezione sulle immagini permanenti e sui caratteri fondamentali del progetto _ Edizioni Kappa, Roma 2008 _ Prefazione ed indici

Origini della forma


Contenuti simbolici dell’architettura

    C’è nell’architettura, oltre quella visibile, un’immagine nascosta; una aedes comune alle costruzioni remote e perenni, il cui richiamo non ha spiegazioni immediate, e che da sempre ed ovunque, con un messaggio velato su qualcosa di già vissuto e saputo, agisce su tutti. E’ a questo contenuto non contingente e pressoché ignorato dell’architettura – che discende da un fuoco da custodire, fino ad una consapevole caduta degli dei - la cui natura è per alcuni immanente, per altri inconscia, per i più irrazionale e sfuggevole, che mi propongo di avvicinare; come ad un invito che avverto debba riguardare il senso stesso di un dato universale anche inquietante, ma comune ed essenziale.
    Da dove, poi, per l’architettura e l’arte del costruire, l’origine di tanta bellezza e di tali manifestazioni di equilibrio o di compensazione tra i caratteri fondamentali della coscienza: tra le sfide del pensiero ai ri-gori e linearità della ragione, e l’intensità dei sentimenti oltre i loro già retti giudizi di valore; tra gli scherni guizzanti dell’intuizione ai primati dell’immaginazione, e l’acuta partecipazione delle sensazioni alle proprietà espressive della materia.
    L’avvio a queste note prende dunque origine da una convinzione lontana, mai compresa abbastanza; quasi una sollecitazione vissuta con fiducia, che con gli anni ha finito per riflettersi in una risposta semplice: comporre e progettare i problemi della vita nella concezione dello spazio, al cui fare da sempre riconosco una connaturata proprietà di realizzazione oltremodo appagante, sono manifestazioni tanto permanenti e creative da conferire, unite nella stessa persona, la dignità e le prerogative di chi cerca di sapere di sé per esprimere, se dovuto, i valori, le speranze e l’attesa di senso e di felicità vissute con gli altri.
    Di formazione e mentalità laica, cosciente della comune aspirazione psicologica a varcare i limiti dell’umana condizione esistenziale, proprio perché animato da queste convinzioni e da questi desideri mi preme osservare che il progetto di architettura non si esaurisce nella sintesi tra le motivazioni della storia, le sollecitazioni critiche della cultura e le razionalità delle metodiche adottate. Esso presuppone infatti la più estesa e complessa partecipazione attiva della psiche , dalla quale il progetto prende origine e forma; e questo vuol dire che il progetto ha sì in sé un senso mediato criticamente attraverso la conoscenza della storia e i dati desunti dal contesto che pone il problema; ma che tale senso non appaga quello più profondo con il quale i sentimenti, le emozioni e le istanze latenti nella psiche partecipano di sé le attività e le attese della coscienza, e quindi il progetto e lo spazio di vita.
    Nei processi della psiche, il progetto è vissuto e posseduto dalla complessità della struttura che lo genera e lo elabora; la stessa protagonista che, per bisogno o suo malgrado, non può esimersi dall’esprimere nel progetto la natura e il senso stesso del suo modo di essere, non sempre tutto cosciente, non sempre tutto spiegato, e tuttavia a suo modo sempre presente e partecipe di sé. C’è quindi un senso del progetto che, prima d’esprimere contenuti storici e culturali del contesto, o insieme a quelli, esprime istanze endogene della psiche, della quale quei contenuti si fanno anche pretesto e portatori.
    Questo senso è tanto costante nell’architettura, quanto più chiaramente è riflesso da condizioni esistenziali partecipate con sufficiente autonomia da situazioni storiche e culturali specifiche. Non a caso appare più evidente negli spazi comunitari delegati ad esprimere con l’organizzazione dei valori essenziali di ciascuna società, aspetti basilari della condizione umana, caratterizzati dalla permanente ricorrenza di eventi e bisogni comuni.

    E’ noto che le soglie più raziocinanti e quotidianamente sollecitate dell’intelletto scostano in modo sempre meno avvertibile istanze, giudizi di valore, emozioni e costrizioni non risolvibili nella coscienza o nel mondo esterno, allontanandole via via e relegandole per gradi in ambiti della psiche poco attivi e sempre meno presenti alla memoria; e che così facendo abbiano avvitato un processo esogeno di rimozione individuale e collettiva, con il conseguente accumulo di un patrimonio sempre più profondo e incombente di bisogni psicologici inappagati.
    Meno descrivibili, e tuttavia avvertibili e percepibili quali attività permanenti dell’inconscio, sono invece i modi e i segni con i quali attività primordiali, istinti e forme originarie e arcaiche della conoscenza collettiva, gli archetipi, partecipano della vita della psiche .
Il senso di questo insieme di contenuti endogeni ed esogeni, custodito oltre le soglie remote e ombreggiate della coscienza, nel versante oscuro, labirintico e tuttavia vitale della psiche, sfugge a tentativi diretti di spiegazione; ma è anche tale da fare mostra di sé, quale realtà pulsante che vale in quanto è avvertita, indipendentemente dall’essere più o meno intesa, o dal poterlo essere davvero e pienamente.
Nella sua immanenza non regolabile ma sempre incombente sulla coscienza e sulle sue scelte, la presenza di questi contenuti dà inoltre una rappresentazione della complessità strutturale della psiche, sia quale protagonista della progettazione, sia del valore mediato della sua attività quando questa si realizza, anche se inconsapevolmente, attraverso il progetto.
    Si può constatare come l’insieme delle istanze presenti nelle aree remote della coscienza, ed oltre, prema per essere vissuto e partecipato, con senso proprio, anche nelle occasioni meno prevedibili ed opportune; ed è noto come ciò avvenga sottraendo attenzioni ad una normale conduzione logica delle attività quotidiane, fino a generare irrequietezze e turbamenti improvvisi, irragionevoli, a volte angoscianti.
Allo stesso modo, è esperienza di chi osservi il progetto nel suo processo di formazione, e non solo nel suo superficiale aspetto risolvente, sapere che nessun metodo progettuale puntualmente determinato risulta poi davvero applicato in modo compiutamente rigoroso; tanto da non inciampare in perplessità, dubbi, dimenticanze strane, e in quelle irragionevoli e improvvise cadute di interesse e di fiducia per la cosa che si sta facendo, la cui origine e intempestività hanno così poco a che fare con la volontà, la metodologia e il rigore scientifico.
    La presenza nella psiche di un tale insieme non definibile di istanze, pulsioni, istinti, sollecitazioni, pressioni, moti e spinte emotive dà luogo ad una realtà il cui senso è comune a tutto ciò cui aspiriamo – risolvere, identificarci, appagarci – e che resta vera anche quando non se ne ha consapevolezza, o ragione apparente per averla.
Questa realtà, complessa e attiva, è posseduta e vissuta dalla psiche nel rapporto più connaturato e profondo che è dato sentire. Con impulsi e stimoli diversi, essa interagisce sulla volontà, sulla memoria, sulle attività superiori della psiche, e quindi sulle scelte e sui comportamenti della persona. Con modalità analoghe e con la stessa intensità, è dunque in grado di esprimere nel reale i dati apparentemente più disparati dell’inconscio, attraverso la mediazione delle normali attività individuali o collettive.
Come riprova di ciò, si noti quanto sia fertile l’attività della psiche, anche in direzione dell’inconscio, nello svolgimento di attività quotidiane ripetitive, nel corso delle quali il pensiero si distrae dall’occupazione fondamentale per divagare, apparentemente senza senso, per spazi e figurazioni quasi oniriche, compensative di costrizioni e noie non evitabili; e quanto invece gli stessi spazi e figurazioni risultino impraticabili se investigati a freddo, per determinazione della coscienza .

    Conscio e inconscio convivono in un rapporto sia dicotomico che equilibrato. Ciò significa che nella psiche esiste una tendenza o un’attitudine a comporre le realtà e le istanze più antitetiche; tendenza o attitudine che inducono o dispongono a esprimersi in qualche modo, in qualche forma, per qualche fine, con significati non immediati. Ne avvertiamo la presenza quando sensazioni, figure o fantasie anomale e indefinibili, o quando costrizioni, manie o lapsus irragionevoli e ricorrenti ci lasciano intendere che qualcosa in noi sta avvenendo, ma in modo tanto confuso da non capire cosa. Il luogo di questa continua composizione – con un disporsi al fare anche arrendevole oltre che consapevole, ma non meno creativo del progettare - è la psiche, la cui natura è di intelligere e comprendere (nella accezione più esauriente dei termini); e il cui ruolo è di compensare e comporre gli opposti con ogni combinazione possibile, anche con processi analogici e strutture paradossali, al fine di generare sintesi e simboli in grado di armonizzare e realizzare il proprio modo, non solo cosciente, di essere .
La psiche, dunque, s’identifica con la realtà più profonda e lontana che siamo in grado di riconoscere; pneuma sapiente che ha in se l’archetipo dell’essere, la coscienza di sé e il senso, mai compiuto, mai finito, della vita.


1946 E DINTORNI, immagini della memoria  _ Edizioni Iride, Rubbettino 2006                                  
    
La guerra era davvero finita

A un anno dalla fine di un conflitto mondiale, dalle sue crudeltà, paure e sofferenze, e dalle speranze e delusioni del dopo, le ferite più profonde erano quelle della pace. Anche per Luca. Lui, a maggio, aveva compiuto quindici anni. Non era più un ragazzo. Dopo i collegi, i traslochi e gli sfollamenti con la madre e il fratello, c’era stata la guerra vissuta da vicino; quella tra gli alleati bloccati nella piana lungo l’Arno e i tedeschi trincerati sulla linea gotica; e l’altra, quella civile, senza un fronte e senza tregua, tra fascisti e antifascisti. Il terrore, la violenza e l’egoismo anche vigliacco del prossimo ne avevano fatto un giovane consapevole; un giovane anche sicuro di sé, che non faceva a meno di sognare. Come tanti della sua età, maneggiava ordigni e residuati abbandonati nei fossi, obici, polvere da sparo e altro. E non aveva difficoltà a interloquire con i grandi; ma parlare con una ragazza lo metteva in soggezione, e un turbinio d’immagini lo confondeva, distraendolo da ciò che faceva o diceva. Vedeva ed era distratto. Pensava e intanto immaginava.
Da qualche tempo, e non solo di giorno, avvertiva turbamenti e scombussolamenti tanto lucidi da esserne cosciente anche nel sonno. Erano il segno che stava crescendo e cambiando, nel fisico e nella mente; e che, come tutto intorno a lui, doveva aspettare.
Sperduto nella folla accalcata di traverso alla lunga piazza del centro, Luca aveva ascoltato Nenni e altri candidati alle elezioni, venuti qua, si diceva, non solo da Pistoia e Firenze, ma anche da Roma. Di quelle cose non capiva più di tanto, ma n’era partecipe, ché bene o male si trattava del suo presente, e ancor più del suo futuro.
   C’era, anche in lui, il desiderio di buttarsi alle spalle le paure e i tormenti della guerra, il terrore dei rastrellamenti, l’orrore delle rappresaglie e dei tanti appesi ad un filo di ferro, padri e figli, non era un anno, agli alberi del viale lungo il fiume; e l’incubo dei bombardamenti e delle corse ai rifugi, nelle notti cupe illuminate dai bengala e dai lampi di quel fronte dell’Appennino che sembrava non cedere mai.


(da pp. 9-10)


...

     Il peggio fu dopo il passaggio del fronte. Da una stanza all’altra di case diverse, con quattro carabattole, un gatto e due quaderni, il ritorno alla vita normale degli altri era un’offesa alla fame e alla mancanza d’ogni cosa. Più del digiuno e delle inquietudini dell’età, a urlare la rabbia era lo sgomento della giovinezza sprecata, l’essere fuori dal mondo.
Contarono e ricontarono altre stagioni di stenti e attese. Anche il ricordo della guerra era ormai lontano; ma non i tormenti e gli affanni di Luca e dei suoi; ai quali ormai – esaurita ogni risorsa, nudi e crudi, senza un barlume di prospettiva, o un briciolo di fiducia - non restava altro da fare.
Come molta altra gente da altri paesi, della quale ben poco si sapeva, se non che era ridotta male come loro, nell’autunno del ‘46, quando nella stanchezza di una stagione rugginosa con le speranze di tanti caddero anche le loro - per orgoglio, per povertà - sfollarono a Roma.

Dopo un giorno di viaggio e una notte di sonno e di sogni su una panchina della stazione, Luca si svegliò con gli altri alle prime luci. Un sole pallido, neppure tiepido, si profilava nella prospettiva delle pensiline oltre le nebbie e le sagome ancora buie, qua o là baluginanti, della periferia e dei Castelli.
D’ogni dove giungevano voci e rumori, attutiti, filtrati dal torpore e dal freddo; come l’immagine della stazione, ancora confusa, con la gente a sgranchirsi sui marciapiedi, gli orologi fissi sulla stessa ora e i treni uno appresso all’altro allineati sui terminali, con gli sportelli spalancati, i vagoni semivuoti e le motrici che ronfavano sorde, non si capiva se per partire o riprendere fiato.
Luca si stiracchiava come tutti, infreddolito e indolenzito, e dovette fare uno sforzo per rientrare in sé e rendersi conto del perché diamine stesse lì. La madre e il fratello erano stralunati come lui; ma tutti e tre ci misero poco a capire che la giornata era all’inizio, e che andava fatto tutto quello per cui se n’erano venuti via dalla Toscana.
Non sapevano da dove cominciare, né come. Quella città, alla quale infine si stavano affacciando oltre il portico in ghisa della vecchia stazione, non la conoscevano per nulla. Né per loro, prima d’allora, fuor della politica aveva significato davvero qualcosa. Ma ora, come per quelli che già li precedevano oltre la piazza, o per altri che li avrebbero seguiti, era la loro speranza.




Vi si avviarono, lungo le Terme di Diocleziano fino all’Esedra, e poi in discesa giù per tutta la via Nazionale fino a piazza Venezia e al Campidoglio, col naso per aria e la valigia di legno col manico di ferro tenuta a turno da due mani, un po’ per volta, ché pesava.

A Roma con la valigia

La capitale era sottosopra. A Luca appariva grande e povera, monumentale e stracciona. Ma c’erano anche piazze ricche di traffico e gente; e strade intere con negozi, magazzini e caffetterie che, specie di sera, sembravano ammiccare da vetrine e insegne come luoghi di benessere, di calore e festa. Luca vedeva ogni cosa come in sogno, tra la sorpresa e la stanchezza, seguendo la madre e il fratello da un luogo a un altro, fino a trascinarsi tutti e tre alla ricerca di un posto sconosciuto e provvisorio ove sostare, specie di notte.
Negli uffici si sentiva la frenesia di fare il possibile e di farlo presto, di rimboccarsi le maniche sul ginepraio di un paese da ricostruire. C’era gente in gamba, o almeno ne incontrarono, e tra tanta miseria, nel coacervo di tensioni, ambizioni e urgenze che si palpavano da vicino, si viveva anche un clima di comprensione e collaborazione.
In Luca i nomi di quegli uomini e donne di un mondo tanto diverso dal suo sono scomparsi dalla memoria; ma nell’animo gli sono restati, ben impressi, la volontà e le speranze che esprimevano. Erano giovani. Alcuni erano stati partigiani, altri erano appena tornati dal fronte o dalla prigionia. Ascoltavano, comprendevano, si davano da fare. Avrebbero voluto risolvere meglio e presto, ma s’erano trovati nell’ingranaggio dei più. I quali, lo si capiva, erano gli stessi di prima, i voltagabbana e gli imboscati di sempre, coinvolti o partecipi a qualsiasi titolo del nuovo clima di ricostruzione.
La professione laica, cattolica o marxista era sottintesa, ed era di conforto incontrare anche persone che nelle loro funzioni mostrassero di rispettare il proprio ruolo istituzionale. Nell’insieme, pur in mezzo a tanta confusione e ad altrettanto reale bisogno di solidarietà, sembrava di vivere uno stato di risveglio e responsabilità incoraggiante, meno di parte, o più attivo e fiducioso di quello lasciato nella provincia toscana.
Quelle settimane trascorse sbalestrati da una stanza all’altra di ministeri, sedi sindacali ed enti assistenziali, tra mense e dormitori, di giorno fra tanta gente sofferente e di notte ospitati su panche e seggiole in una stazione dei carabinieri, o nelle camerate dell’universo di coetanei incruditi dalla miseria e dal bisogno, gli sciuscià, quelle settimane gli si rivelarono insomma molto di più di una faticosa e dolorosa esperienza. Per Luca, esse divennero già allora una preziosa e inesauribile ragione di crescita interiore.
I sentimenti e i principii già propri di un carattere introverso e a suo modo risoluto ne uscirono rafforzati, e con quelli l’orgoglio e la volontà di riscatto. Con il senso della solidarietà prese forma il senso dello Stato, e infine il ruolo atteso dalle nuove istituzioni.
Né allora, né poi, Luca si sarebbe tuttavia districato tra il culto della cosa pubblica e l’indole sua, individualistica e dubbiosa. Quello che in fondo avrebbe davvero desiderato, e gli sarebbe bastato, era un consesso umano meno condizionante e dispersivo, che gli consentisse d’avere maggiore cura di sé. Per questo, e per altro, si rafforzarono allora in lui anche quei risentimenti che, radicandosi nell’animo, ne condizionarono l’esistenza fin nelle scelte e atti più minuti della giornata. Gli stessi che lo avrebbero portato a rifiutare e osteggiare con durezza e intransigenza anche preconcetta, in sé e negli altri, in famiglia nella scuola e ovunque, forme e manifestazioni estranee a una disciplina interiore, o riferibili a mentalità e costumi per Luca sintomatici di quieto vivere, d’ottusità ed egoismo. Tutte cose che lui, sempre sicuro per gli altri quanto pieno di dubbi per sé, egocentrico e tormentato da un nonnulla, conosceva bene.

(da pp. 97-100)

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CONSIDERAZIONI SUL LINGUAGGIO ARCHITETTONICO , Saggi, Roma 1968

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LETTURA / PROGETTAZIONE del contesto urbano Ostiense di Roma , Roma 1975, con assistenti del Corso

ROMA / PROBLEMI E METODI Corso di Progettazione Architettonica III
Quaderni, 1984_1999 (IX ed.)

PAROLE E IMMAGINI d'ieri ed oggi, Edizioni Kappa, Roma 2002

1946 E DINTORNI, immagini della memoria _ Iride (Rubbettino), 2006


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